Obbedienza e responsabilità

Scriverò in modo semplice, per aiutare i semplici che sono confusi. Autori molto più preparati hanno scritto in modo più preciso e documentato, ma forse per qualcuno i loro testi sono troppo difficili, e alla fine non riescono a capire cosa è davvero giusto e cosa no. Sono un po’ lungo, ma chi è veramente interessato farà il sacrificio di leggere tutto…

In questo frangente storico, pare che una delle chiavi principali con cui le potenze del male sono riuscite a fare breccia nella vita delle persone sia quella dell’obbedienza. Una obbedienza purtroppo mal compresa, che i cristiani vivono in nome della fede, ma non si accorgono che non è conforme a quello che Dio vuole da loro. Non è la vera obbedienza che Dio chiede nel Vangelo di Gesù Cristo e che la Chiesa Cattolica ha trasmesso alle generazioni lungo i secoli.

E molti cittadini credono che sia una sottomissione da buoni cittadini, ma, anche nel caso solo civile, non è una sottomissione che risponde alla legge, né al diritto, né alla giustizia.

Ho già trattato questo tema in un mio testo più ampio, come parte di un altro tema. Qui vorrei affrontare proprio il tema dell’obbedienza e basta.

Dobbiamo obbedire sempre all’autorità, se ci comanda qualcosa? Se io non obbedisco, sono per questo un cattivo cristiano o un cattivo cittadino?

È vero che, se anche io obbedisco a un comando sbagliato, è chi me lo comanda che porta la responsabilità totale dell’atto che mi ha comandato di compiere? Io avrei davvero solo la responsabilità di obbedire? Non sono responsabile davanti a Dio di quel che faccio, visto è l’autorità che me lo comanda?

I semplici fedeli, purtroppo, spesso pensano proprio così!

Sono stati convinti che questa sia “la perfetta obbedienza” di cui parla ad esempio san Francesco, quando parla di una persona che deve diventare come un cadavere nelle mani di chi lo mette qui o là.

Rimango spesso attonito nel vedere persone buonissime, sempre vicine a Dio e alla vita della Chiesa, generose, piene di opere buone e di preghiera, cadere “come agnello mansueto che viene portato al macello” (Ger 18) nelle mani di chi li sta distruggendo, materialmente e spiritualmente, senza opporre resistenza, in nome dell’obbedienza cristiana. Essi diventano involontariamente i principali collaboratori di criminali diabolici, che stanno cercando di distruggere quel che è rimasto della Santa Chiesa e della Civiltà Cristiana, oltre che anche la stessa sopravvivenza dignitosa dell’umanità, e spesso della stessa sopravvivenza materiale delle persone.

Quanto è grande la responsabilità di chi ha insegnato male il vero significato dell’obbedienza secondo Dio!

Non posso certo riparare a una questione che evidentemente ha ormai un impatto sull’intera umanità, perché di fatto tocca anche i non credenti e i non cristiani. Posso però condividere con quei pochi, che eventualmente vogliano conoscere la verità della fede cristiana su questo argomento, qualche riflessione, per tentare di aiutarli a non cadere in questa terribile trappola del nemico degli uomini.

La fede giudaico-cristiana si distingue, anche a livello storico e culturale, come la prima e l’unica, che è stata capace di distinguere l’autorità terrena, data agli uomini, dall’autorità di Dio. Nelle culture precristiane, e extracristiane, si è sempre vista una assolutizzazione dell’autorità, quasi che davvero chi la detiene fosse Dio. Infatti questo è quello che sta tornando ad accadere anche in occidente, in un mondo che ha cacciato Dio dall’orizzonte degli uomini. In realtà, la “laicizzazione dello Stato”, e la cacciata di Dio dall’orizzonte civile, vogliono proprio liberare il campo, per poter divinizzare il potere terreno di chi opera in questa direzione.

L’uomo vuole sostituirsi a Dio.

I primi cristiani sono stati sempre perseguitati in nome del rispetto dell’autorità di Cesare. Lo stesso Sommo Sacerdote consegna Gesù a Pilato, e lo convince a ratificare la Crocifissione, adducendo che la Regalità di Gesù fosse in contrasto con l’autorità di Cesare. E poi, nelle varie persecuzioni da parte degli imperatori, i cristiani dovevano dimostrare di riconoscere la divinità dell’imperatore, offrendo incenso alla sua statua. Quelli che non lo facevano venivano uccisi. Erano essi l’autentica continuità del vero Israele, come ad esempio Daniele o i Maccabei, che avevano affrontato lo stesso dilemma con la stessa fedeltà a Dio. Nerone, o Diocleziano, politicamente molto competenti, vedevano bene che chi non li riconosceva divini sarebbe stato più pericoloso di un esercito armato di grandi proporzioni.

Fondamento di questa distinzione tra potere terreno e autorità divina, che poi ha ripercussioni senza fine nella storia, è la celebre frase di Gesù: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mt 22, 21).

Anche nel dialogo con Pilato, Gesù mostra questa profonda chiarezza riguardo alla provenienza dell’autorità terrena: “Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse dato dall’alto” (Gv 19, 11).

I tanto agguerriti liberali e progressisti, o i modernisti, che (solo a parole) si vantano di difendere la “laicità dello Stato”, non potrebbero nemmeno avere qualcuno che comprenda questa idea, se non ci fosse stato Gesù!

In realtà, la distinzione è chiarissima nella predicazione di Gesù, perché riguarda la stessa legge: “insegnando dottrine che sono precetti di uomini. … voi trascurate i comandamenti di Dio” (Mc 7, 7-8).

La visione che Gesù ha dell’autorità è chiarissima. Dio è la suprema autorità, e anche il supremo legislatore. Qualunque autorità terrena, sia essa religiosa o politica, è a Lui inferiore, e così qualunque legge formulata dagli uomini è inferiore alla Legge di Dio.

Riflesso di questa verità è il principio della gerarchia (non a caso, altro termine di origine cristiana nella nostra cultura). L’autorità inferiore non può mai scavalcare quella superiore. E così la legge promulgata da un’autorità inferiore non può mai prevalere su quella promulgata dall’autorità superiore.

Per parlare in modo semplice: un Caporale non deve essere mai obbedito contro la volontà del Generale. Così una norma di un Sindaco non può opporsi a una Legge dello Stato, e quest’ultima non può opporsi alla Costituzione.

Detto così, tutto sembra semplice ed evidente.

Ma è proprio qui che il nostro mondo sta manifestando l’ingenuità dei piccoli e la perfida manipolazione di chi detiene il potere dell’autorità, spesso anche in modo illegittimo o illegale.

Quando una Legge dello Stato contraddice la Costituzione, essa non deve essere obbedita, e nemmeno attuata dal potere esecutivo.

Ma anche una Legge di rango inferiore non può essere praticata se viola quella di rango superiore. E anche qui gli esempi di questi ultimi anni si sprecano!

Se un cittadino viene multato per non aver indossato la mascherina, ad esempio, può benissimo denunciare l’agente delle FF.OO. che lo ha sanzionato. La multa non è comminabile, anzi il tentativo stesso di comminarla è reato, o induzione al reato, poiché una legge del Codice Penale, di rango superiore a tutte le norme emanate in materia di DPI, vieta di occultare il volto nei luoghi pubblici. Questo dovrebbe essere noto alle FF. OO. d’ufficio. Essi infatti sono chiamati a far rispettare le leggi. Ma come possono farlo se non le conoscono? Eppure pare che in Italia e gran parte del mondo tutti si siano dimenticati di questo.

Pertanto: l’ignoranza della vera legalità, in questo caso l’ignoranza della gerarchia delle leggi, sta facendo sì che le autorità politiche ed esecutive (spero non anche quelle giudiziarie, ma grazie a Dio non mi risulta in questa caso specifico) stiano agendo in modo completamente illegale, come se fosse normale. Chi osserva la legge di rango superiore, che vieta di coprire il volto, viene additato come delinquente, chi la viola, viene visto come virtuoso.

Lo stesso vale per la discriminazione delle persone in base a scelte personali sulla propria salute, come la decisione libera di sottoporsi alla somministrazione di farmaci o terapie, peraltro sperimentali e del tutto discutibili dal punto di vista morale.

Se il legislatore avesse degli elementi validi per poter realmente imporre degli obblighi, dovrebbe farlo attraverso delle leggi regolari. Il fatto stesso che si utilizzino degli strumenti legislativi al di fuori della legalità, mostra che non c’è la volontà di agire per il bene civile dello Stato.

Se la stessa legge viene varata fuori della legalità, non vincola nessuno all’obbedienza! Anzi, sono i legislatori e i governanti che operano in questo modo che devono essere sanzionati.

Ma i cittadini sono diventati ignari e supini, perciò i governanti commettono crimini impunemente e facilmente, perché i cittadini obbediscono passivamente. La cattiva informazione rende possibile questo inganno: viene ripetuto in modo martellante che certi comportamenti sono giusti, legali, sicuri, e quelli opposti pericolosi, dannosi, illegali, e il cittadino buono si sente spinto verso l’obbedienza cieca. Anzi, diventa egli stesso un attore della forza che spinge i concittadini a comportarsi allo stesso modo. I cittadini si fanno delatori gli uni degli altri. Mi impressiona la coincidenza con i racconti che mi facevano in Germania gli anziani, raccontando l’epoca nazista! La paura non era delle SS o della Gestapo. La paura era dei vicini.

Tutto ciò si è già visto nelle peggiori forme di dittatura, anche quelle di matrice comunista, anche nella storia recente e contemporanea.

Che responsabilità hanno davanti a Dio gli operatori dell’informazione, che si prestano a questo inganno!

In modo analogo, ma molto più importante, l’obbedienza è decisiva nella Chiesa.

Ma la questione è molto più importante, perché nello Stato viviamo i beni di questo mondo, che comunque passano. Nella Chiesa possiamo guadagnare i beni eterni, oppure li perdiamo.

Insomma, ci si gioca il paradiso!

Ma la problematica è perfettamente analoga a quella dello Stato.

Come siamo arrivati allora a una obbedienza così passiva e incapace di giudizio critico personale?

Occorre ricordare che tutto l’occidente è indelebilmente segnato dalla cultura cristiana. E proprio sulla visione cristiana dell’obbedienza fa leva l’abuso di autorità che mondialmente si sta perpetrando, tanto a livello politico che religioso.

Proprio nella Parola di Dio sta la radice della visione cristiana dell’autorità e dell’obbedienza ad essa dovuta. Anzitutto nel quarto comandamento, ritrasmesso dalla fede cristiana, secondo l’indicazione di Gesù, che non è “venuto ad abolire, ma a dare compimento” (Mt 5, 17) alla legge antica.

Vediamo dunque qual è la prospettiva insegnata dalla fede autentica della Chiesa Cattolica riguardo alla obbedienza dovuta all’autorità. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato dal Papa Giovanni Paolo II, che espone il Magistero autentico della Chiesa, proprio nel capitolo dedicato al quarto comandamento, all’inizio, troviamo citati i testi di riferimento fondamentali della fede cristiana su questo tema:

« Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio » (Es 20,12).

« Stava loro sottomesso » (Lc 2,51).

« Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo comandamento associato a una promessa: perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra » (Ef 6,1-3).

La Festa della Sacra Famiglia, che da poco abbiamo celebrato, ci riporta nella Liturgia un altro importante brano: “Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore. Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l’eredità. Servite a Cristo Signore. Chi commette ingiustizia infatti subirà le conseguenze del torto commesso, e non v’è parzialità per nessuno. Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo”. (Col 3,18 – 4,1).

In quest’ultimo brano, percepito come scandaloso dalla mentalità emancipazionista dell’epoca moderna, si vede bene la vera radice della necessità dell’obbedienza per il cristiano, che però dice contemporaneamente il suo premio e i suoi limiti.

L’obbedienza è anzitutto una necessità della giustizia. L’autorità cui si deve obbedienza rappresenta nella vita attuale del suo suddito l’autorità stessa del Signore. L’obbedienza non è dunque al capriccio personale di chi detiene l’autorità, ma è espressione di sottomissione al Signore, dovuta per la giustizia, essendo Egli appunto Creatore e Signore di tutto, quel Signore che nella persona rivestita di autorità è rappresentato. Tant’è vero che chi ricopre l’autorità è tenuto per la stessa giustizia ad esercitarla nel bene, e non arbitrariamente come un tiranno.

L’obbligo dell’obbedienza è quindi inseparabile dal suo limite: la giustizia.

Altrove lo stesso Catechismo riassume così questi due aspetti:

“L’autorità, esigita dall’ordine morale, viene da Dio: “Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna” ( Rm 13,1-2 ) [Cf 1Pt 2,13-17 ]” (CCC 1899).

Si capisce pertanto che la fede cristiana percepisce chi riveste una certa autorità, come un rappresentante di Dio, un po’ come un Suo ambasciatore.

Ecco spiegata la particolare disposizione alla sottomissione all’autorità che sembra davvero inestirpabile dal cuore dell’uomo occidentale, nonostante tutti i movimenti rivoluzionari degli ultimi secoli. Ed è proprio su questa disposizione che fa leva perfidamente chi dell’autorità sta abusando.

Immaginiamo infatti un ambasciatore, appunto, magari qualche secolo fa. L’ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede. Egli, supponiamo, sa che il Papa non ha facilità ad avere un contatto diretto con il suo Re. Pertanto, forte dell’importanza della corona portoghese nel mondo, ricca di Colonie, fa pressione sul Santo Padre per l’assegnazione di certi incarichi amministrativi, nelle Diocesi delle Colonie portoghesi, a certi Prelati. Il Papa, supponiamo, conosce la fede autentica del Re, decide quindi di fidarsi, convinto della preoccupazione genuina del Re del Portogallo per il bene della Santa Chiesa. Non sa però che l’ambasciatore sta favorendo personaggi poco puliti, legati a lui da scambi di favori. Ecco che l’autorità dell’ambasciatore viene abusata. Supponiamo però che a un certo punto l’ambasciatore malvagio, nel favorire la sua mafia, faccia il nome di un tale, del quale il Papa già in passato aveva parlato con il Re, e sapeva che il Re lo riteneva malvagio e nemico della Chiesa. A questo punto il Papa comprende l’inganno. Il Re non avrebbe mai suggerito quel tale per quella carica! Ed ecco che il Papa ora non ascolta più l’indicazione dell’ambasciatore. Apparentemente, il Papa sta venendo meno alla lealtà verso il Suo fidato amico. Ma in realtà non è così. È chi dovrebbe rappresentarlo, che ha tradito il Re del Portogallo, non il suo amico Papa.

Giustamente, un fedele può dire al suo Parroco: io non obbedisco a te se tu mi comandi qualcosa contrario a quello che comanda il Vescovo.

Certo! Nemmeno si può obbedire al Vescovo se comanda qualcosa contrario al Papa. Ordinariamente è così, proprio per il rispetto della ragione profonda, per cui Dio ha istituito le varie autorità come Suoi rappresentanti.

Ma il problema nasce qui: se il Parroco vuole essere fedele al comando del Papa, ma per poterlo fare deve andare contro un ordine del Vescovo, sta violando l’obbedienza al Vescovo? Oppure se il Vescovo comanda qualcosa contrario alla Legge canonica, il Parroco deve obbedire?

E se il Parroco, o il Vescovo, o il Papa va contro il comando di Dio?

Chi sta sotto, deve obbedire sempre al superiore? Oppure a chi è più in alto nella gerarchia?

Poco tempo fa una signora, per esempio, è venuta in sacrestia dopo la S. Messa a lamentarsi che io, secondo lei, stavo disobbedendo a certe indicazioni date dalla Chiesa, e stavo insegnando qualcosa di differente da quello che insegna il Papa. E mi diceva: “Lei sull’altare non rappresenta se stesso, rappresenta la Chiesa, e la Chiesa ha un capo, il Papa, e lei deve adeguarsi”. Apparentemente potrebbe sembrare che quella signora avesse perfettamente ragione! Chi mi conosce però potrebbe subito domandarsi: ma cosa sarà mai successo? Infatti io mai mi sognerei di utilizzare il mio ruolo di sacerdote durante la Santa Messa per compiere qualcosa di contrario a quello che la Santa Chiesa insegna!

Qui la Parola di Dio è molto chiara, senza dare spazio a dubbi di sorta: “Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini»” (At 5, 29).

È certamente difficile per un semplice fedele trovarsi in questa situazione. Perfino i buoni sacerdoti si trovano spesso confusi di fronte ai propri Vescovi e a certe cose che vengono dal Vaticano.

La Signora in questione ha dimenticato però il livello più importante dell’autorità, lo scalino di cui parla Pietro, che è la ragione stessa per cui i Cattolici rivestono di tanta importanza l’obbedienza alla autorità. L’autorità infatti non rappresenta un corpo umano, ma Dio stesso!

Chi ha una certa autorità è degno di rispetto solo in quanto in quel ruolo rappresenta Dio!

Nel momento in cui la persona che ricopre una certa autorità la utilizza contro il volere di Dio, non lo rappresenta più, e perciò non gli è più dovuta obbedienza.

Sempre il Catechismo ci ricorda che “L’autorità non trae da se stessa la propria legittimità morale […] La legislazione umana non riveste il carattere di legge se non nella misura in cui si conforma alla retta ragione; da ciò è evidente che essa trae la sua forza dalla legge eterna. Nella misura in cui si allontanasse dalla ragione, la si dovrebbe dichiarare ingiusta, perché non realizzerebbe il concetto di legge: sarebbe piuttosto una forma di violenza [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I-II, 93, 3, ad 2]. L’autorità è esercitata legittimamente soltanto se ricerca il bene comune del gruppo considerato e se, per conseguirlo, usa mezzi moralmente leciti. Se accade che i governanti emanino leggi ingiuste o prendano misure contrarie all’ordine morale, tali disposizioni non sono obbliganti per le coscienze. In tal caso, anzi, chiaramente l’autorità cessa di essere tale e degenera in sopruso” [Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris, 51]” (CCC 1902-1903)

Ma la ragione per la quale molto spesso si obbedisce all’uomo contro il volere di Dio, è che non si conosce bene il volere di Dio in certe situazioni. Oppure non si conoscono i limiti dell’autorità, che si chiamano tecnicamente “giurisdizione”.

Questo è il tragico frutto del grande lavoro di distruzione della Catechesi cristiana, operato in modo subdolo e perfido dai nemici di Dio entrati da lungo tempo nella Santa Chiesa.

Non si meraviglino i più semplici. Proprio la Parola di Dio del sesto giorno di Natale ci ricorda come i nemici di Dio siano dentro la Chiesa. “Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri” (1 Gv 2, 19).

Costoro hanno lavorato per anni perché le tradizionali occasioni di catechesi fossero riempite di attività vuote e superficiali, in modo che non ci fosse modo per i cristiani di conoscere la propria fede. Poi hanno facilitato la penetrazione della mentalità mondana nella Chiesa, suggerendo che la Chiesa debba aprirsi al mondo, hanno pian piano sostituito il significato delle parole cristiane con quello che il mondo vuole. Papa Benedetto XVI ha mostrato molto bene questo processo riguardo alla parola “amore” nella sua Enciclica: “Deus Caritas est”.

Cosa significa allora “giurisdizione”?

Il sindaco di Tarquinia, per esempio, può stabilire delle norme di carattere amministrativo, che sono valide su tutto il territorio del suo comune. È sindaco di Tarquinia. Una norma fatta dal sindaco di Tarquinia non vale a Roma o Milano, ma nemmeno a Civitavecchia, che confina con Tarquinia. Perché il Sindaco ha giurisdizione sul suo territorio e basta.

Ma la giurisdizione ha a che fare anche con gli ambiti non spaziali. Un Generale dell’esercito, ha giurisdizione su tutti i militari a lui sottoposti nell’esercito, ma non su quelli dell’aeronautica. Un comandante di Polizia non ha autorità sui Carabinieri.

Un medico ha giurisdizione sulla salute dei pazienti che lo scelgono come proprio medico, non su quella di altri. In caso di urgenza, un medico soccorritore ha giurisdizione sulla salute del paziente a lui affidato, sempre nel rispetto delle sue libere scelte. Ma un medico non ha giurisdizione sulla vita morale dei pazienti.

Un superiore del seminario ha giurisdizione sulla vita religiosa dei seminaristi, ma non sulla loro salute. Un superiore di seminario non può usare la propria autorità per imporre un trattamento sanitario a un seminarista.

Se quindi una autorità tentasse di imporre il proprio comando o la propria legge al di fuori della propria giurisdizione, questo tentativo è contrario all’autorità stessa, non richiede obbedienza, perché egli semplicemente non ha autorità in quell’ambito. A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio.

Quando ero ragazzo, un medico credette di potermi suggerire come terapeutico un comportamento contrario alla morale della mia fede. Io decisi di cambiare medico. Oggi purtroppo sento spesso dei cristiani dire che attuano in un certo modo, contrario alla morale cristiana, su indicazione del medico, e per questo si sentono giustificati nel violare la legge morale. Ma il medico non è superiore a Dio. Questo significa che, senza accorgersi, quella persona ha sostituito Dio con la salute, e per questo attribuisce al medico un valore di autorità religiosa, cosa che la scienza non gli permetterebbe di avere. La scienza è discutibile, provvisoria, il medico diventa dogmaticamente infallibile per queste persone.

Più avanti, nella vita sacerdotale, fui invitato a sottopormi a delle terapie che sapevo essere fuori da ogni ragionevolezza. Ma siccome mi venivano raccomandate dal mio superiore, ero convinto di dovermi sottoporre ad esse per obbedienza. Il Signore permise che un sacerdote in confessione mi aiutasse a capire i limiti della giurisdizione, e io interruppi immediatamente il trattamento. Fui minacciato di conseguenze sia nella salute che nella vita sacerdotale, e la prova del fatto che fosse stato tutto un abuso di autorità fu nei fatti: quelle conseguenze non ci furono mai!

Se un agente entrasse in un reparto di ospedale, e pretendesse di indicare all’infermiere la terapia di un paziente, non dovrebbe essere obbedito. La giurisdizione sul paziente in materia di terapie spetta al medico curante.

Ma la scelta del medico spetta al paziente!

Così come la scelta del confessore spetta al penitente!

La fede cattolica infatti riconosce una  particolare autorità, che viene prima di ogni altra, perché è la prima in assoluto a rappresentare Dio davanti alla singola persona. Si tratta della Coscienza.

“Presente nell’intimo della persona, la coscienza morale le ingiunge, al momento opportuno, di compiere il bene e di evitare il male. Essa giudica anche le scelte concrete, approvando quelle che sono buone, denunciando quelle cattive. Attesta l’autorità della verità in riferimento al Bene supremo, di cui la persona umana avverte l’attrattiva ed accoglie i comandi. Quando ascolta la coscienza morale, l’uomo prudente può sentire Dio che parla” (CCC 1777).

“La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo” (CCC 1778).

Esiste perciò un limite alla giurisdizione di qualunque autorità, perfino di quella del Papa, che è tale in quanto Vicario di Cristo.

Ma è il secondo, essendo la coscienza morale la prima!

Eppure noi abbiamo visto militari e forze di polizia entrare nelle Chiese, e imporre regole e comportamenti al di fuori della propria giurisdizione! E non nei paesi con la legge della Sharia. (Oltretutto, in Italia, violando anche un accordo internazionale tra lo Stato Italiano e la Santa Sede. Evidentemente la Santa Sede, non opponendosi a tali atti, si è resa complice di tale invasione della giurisdizione).

Ma tali abusi non avvengono solo da parte della giurisdizione civile nei confronti della giurisdizione religiosa, bensì anche all’inverso.

Se una autorità ecclesiastica tentasse di imporre un proprio candidato come membro di un governo, sarebbe una invasione della giurisdizione. Così come quando una autorità governativa tenta di determinare le nomine dei vescovi.

Anche qui purtroppo assistiamo al fatto che queste cose non solo avvengono, ma vengono impunemente e pubblicamente sbandierate con totale indifferenza, come se fossero normali.

In Cina come in Italia.

Chi ha l’autorità per opporsi, e non lo fa, porta gravissime responsabilità davanti a Dio. La violazione della Legge di Dio in queste cose sta avvenendo infatti in maniera gravissima!

Prendiamo il caso del Protocollo firmato dal Presidente della Cei e dal Governo Italiano circa le normative in materia di prevenzione del contagio durante le celebrazioni religiose nella Chiesa Cattolica in Italia: né la Cei è l’interlocutore che rappresenta la Chiesa Cattolica in Italia, né i membri del Governo italiano sono l’interlocutore che rappresenta lo Stato Italiano. Ammesso che poi essi governino legittimamente lo Stato Italiano… ma su questo è meglio soprassedere.

Quell’accordo è fuori della giurisdizione di entrambi. Per dipiù, tale accordo pretenderebbe di regolare la Liturgia cattolica, cosa che spetta unicamente alla Santa Sede, nell’esercizio legittimo della sua autorità, anch’esso non disponibile all’arbitrio dei singoli. Quell’accordo è pertanto perfettamente nullo da tutti i punti di vista. Tanto più che l’allora Prefetto della Congregazione per il Culto e la Disciplina dei Sacramenti, S. E. Card. Robert Sarah, ha molto chiaramente ricordato che nessuna variazione è stata legittimamente promulgata in materia liturgica e sacramentale in merito alla cosiddetta pandemia.

La validità di tale Protocollo è dunque esclusivamente nella pressione psicologica cui tutti si sentono sottoposti, credendo che sia valido e importante per la salute, o temendo le ripercussioni politiche cui alcuni si assoggettano. Per queste ragioni quindi molti lo rispettano, e lo rendono valido nei fatti, rendendosi quindi colpevoli di complicità di ciò in cui tale testo implica degli abusi.

Di fatto tale normativa, di per sé non legale, si fa legge, perché i singoli la prendono come norma di comportamento.

Se tale norma non entrasse in conflitto con le norme liturgiche, e fosse buona, poco male.

Ma essa contraddice degli aspetti importanti delle norme liturgiche. Principalmente implica gravi mancanze di rispetto al Santissimo Sacramento del Corpo e Sangue di Cristo. Chi fa sua tale norma va contro la volontà di Dio. Siamo esattamente nella stessa situazione che Gesù rimproverava agli scribi e farisei.

Purtroppo è proprio quello che avviene. Si teorizza un pericolo di contagio attraverso la amministrazione del Sacramento della Comunione nella bocca dei fedeli, in contrapposizione alla amministrazione in mano (cosa che oltretutto non ha alcun fondamento scientifico), andando contro la norma liturgica, che vede la Comunione in mano come una concessione, ovvero una eccezione alla regola che può eventualmente essere concessa. Si sostituisce l’eccezione alla norma che ha come fondamento l’ininterrotta universale Tradizione della Chiesa, calpestando il senso di rispetto che deriva dalla Fede nel Santissimo Sacramento del Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo.

Affermare di credere che la Santa Ostia è realmente la Persona Divina e Umana di Gesù, e trattarla come un oggetto qualunque, o peggio come possibile occasione di contagio, è un atto di grave ipocrisia, e può nascondere una reale mancanza di fede, che renderebbe anche indegni di ricevere o amministrare il Sacramento.

Fa rabbrividire il fatto che sono proprio gli stessi – che erano abituati a presentare l’episodio di Gesù col lebbroso, che noncurante la legge sulla purità non ha paura di toccarlo, con l’intento di spingere ad amministrare la Santa Comunione a chi secondo la fede della Chiesa non la può ricevere-, essi stessi adesso vogliono imporre una modalità di amministrazione del Sacramento che vede il contatto come un pericolo! Eppure Gesù, presente nell’Ostia Santa, è lo stesso che con lo sputo guarì la cecità! È il Medico Divino, il Farmaco di immortalità!

Ma questa, che è la fede della Chiesa, è calpestata dai Suoi rappresentanti.

Perciò, chi rifiutasse di amministrare la Santa Comunione esclusivamente sulle mani, viene additato come disobbediente, mentre in realtà lo è proprio chi rifiuta di amministrarla in bocca.

Ecco la falsa concezione di obbedienza, che induce il cristiano ingenuo a comportarsi contro il volere di Dio, in nome dell’obbedienza stessa, che da Dio trae la sua importanza.

È evidente anche l’ipocrisia di chi ora insiste su questo punto, volendo obbligare tutti i sacerdoti a rifiutare di amministrare la Santa Comunione in bocca, in nome di una legge che non ha giurisdizione in questo ambito, e poi pretende dagli stessi sacerdoti che non rifiutino la Santa Comunione a chi conduce una vita in contraddizione con il Vangelo, in modo continuativo e pubblico, contravvenendo alla valida Legge della Chiesa in questo ambito. E non solo si tenta di imporre questo con l’autorità, ma si sbandierano sui giornali episodi simbolici, come la Comunione sacrilegamente amministrata all’abortista Joe Biden, preceduta da frasi e racconti fuorvianti e contrarie alla fede e alla morale cattolica provenienti dal Vaticano!

In questo caso, si vede bene come l’autorità superiore cerchi di far dimenticare ai fedeli che la prima autorità è Dio!

Infatti, se un fedele, o un sacerdote, o chiunque altro contesta l’autorità superiore che agisce fuori dalla fede, è additato come uno che disprezza l’autorità della Chiesa, se tale autorità superiore disprezza il comando di Dio, nessuno può dire nulla.

Se, per esempio, un Vescovo comanda una cosa contraria alla legge della Chiesa, e il Sacerdote non obbedisce al Vescovo per essere fedele alla legge della Chiesa, chi fa la volontà di Dio? Chi va contro di essa?

In questo caso il Vescovo, anche se è autorità superiore, va contro la volontà di Dio, e il Sacerdote, per poter fare la volontà di Dio, non solo può, ma DEVE disobbedire!

Anzi, se il Sacerdote dicesse: “obbedisco, la responsabilità è del Vescovo”, non sarebbe per questa obbedienza scusato davanti a Dio, ma porterebbe comunque la responsabilità del proprio comportamento.

Se poi un medico impone una disciplina sanitaria in ambito liturgico, è fuori della propria giurisdizione. Così come un Vescovo che impone l’uso di una certa terapia. Non devono essere obbediti.

Nemmeno lo Stato ha giurisdizione in materia sanitaria nella vita dei singoli cittadini!

Giocando su questi inganni si sta portando l’umanità verso il baratro di una schiavitù e del tradimento della fede, senza l’uso della forza, ma sfruttando proprio l’impegno dei singoli nell’essere buoni cittadini e buoni cristiani, obbedienti.

Gesù ci aveva avvertito: “I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce” (Lc 16, 8).

Che perfida scaltrezza satanica sta dentro questo gigantesco inganno!

Avviene ad esempio che un Vescovo, vedendo che un Sacerdote non si sottomette a questo tipo di abusi di potere, gli imponga di allontanarsi dalla Parrocchia. Gli telefona mostrando tutta la propria ira, e gli impone di andarsene, e di prendersi un tempo per riflettere, in una forma di ritiro spirituale. Se il sacerdote semplicemente obbedisce, andando dove dice il Vescovo, senza esigere che si segua l’iter previsto dal Codice di Diritto Canonico, è il Sacerdote che diventa complice del male commesso nei propri confronti da parte del Vescovo. Oltretutto, non essendoci traccia testimoniale della telefonata, potrebbe perfino essere accusato dell’abbandono della Parrocchia! Ma anche se l’iter canonico fosse formalmente rispettato, se la pena viene inflitta perché il sacerdote rifiuta di essere complice di abusi, la pena non è inflitta validamente. Se il sacerdote conosce la complicità dell’eventuale istanza superiore, alla quale sarebbe lecito ricorrere, con tale abuso, non è tenuto ad assoggettarsi alla pena, non avendo alcun modo di difendersi. E se gli fosse impossibile sottrarsi, non si perderà d’animo, certo che la vera Autorità superiore, Dio stesso, farà giustizia.

Se un fedele che desidera ricevere la Comunione in bocca, quando il Sacerdote gli vuole imporre la Comunione in mano, accetta passivamente senza insistere – pur con rispetto-, e non va dopo la Santa Messa dal Sacerdote a ricordargli che non può negargli il Sacramento per quel motivo, e non protesta eventualmente col Vescovo, quel fedele è diventato complice del male che gli viene inflitto. Certo, il fedele non può prendere la Comunione con la forza per riceverla in bocca, e questa è la forza in mano ai Sacerdoti che permette loro di commettere questo abuso. Ma può protestare in molti modi.

Perché, tutte le volte che un sacerdote osserva la Legge di Dio, compie fedelmente il proprio dovere, e quindi va contro la mentalità del mondo, c’è sempre qualcuno che si lamenta con lui e con i suoi superiori, e invece, quando un cattivo pastore si comporta in modo contrario al proprio compito, nessuno fa nulla?

Per questa mal compresa virtù dell’obbedienza, per un mal compreso rispetto dell’autorità.

Gesù ci dà un esempio chiarissimo con il proprio stesso comportamento, che parla più delle sue stesse parole. Quando entra nel Tempio, Egli rovescia i tavoli dei cambiavalute! Il vero modello del cristiano è Gesù, quello del Vangelo, non quello che il mondo vorrebbe da noi.

È ipocrita chi dice di combattere gli abusi nella Chiesa, e poi fa sì che in tutte le Chiese del mondo, ad ogni Santa Comunione, si commetta un abuso così grave. Non raramente quelli che più spingono per questi abusi liturgici, sono proprio quelli più tristemente noti per la corruzione morale. Gesù diceva che l’albero si conosce dai frutti…

Ma perché tutti sono pronti a infervorarsi quando i media anticristiani fanno pubblicità degli abusi su minori da parte di sacordoti, spesso deformando e amplificando anche le notizie, per renderle ancora più raccapriccianti, o per colpire bersagli specifici, magari solo apparentemente coinvolti, come se non bastassero le notizie vere, e contemporaneamente, quando si maltratta il Corpo di Cristo, vero Dio e vero uomo, non fiata nessuno? Non si accorge nessuno che il mondo si compiace degli abusi sui minori, perché allontanano la gente dall’incontro con Dio nei sacramenti, e allo stesso tempo induce i sacerdoti ad ogni sorta di male, per renderli complici della distruzione della Chiesa?

Non si accorge nessuno che il male di offendere Dio è il più grave e la radice stessa di tutti i mali?

Il vero cristiano, che vuol essere un buon cristiano e un buon cittadino, non è chiamato dunque ad obbedire a qualunque ordine, ma deve fare il possibile per conoscere la Vera Legge di Dio, la Legge della Chiesa, e anche le Leggi dello Stato, e deve obbedire alle legittime autorità solo se, nell’ambito della propria giurisdizione, esse agiscono perché si compia la Volontà di Dio, nella Giustizia e nella Verità.

Se si vede che una autorità non agisce in modo conforme alla Giustizia e alla Verità, o nell’ambito della propria giurisdizione, non solo si può disobbedire, ma si DEVE farlo!

Anche se questo costa sacrificio.

E questo è in realtà il punto. Spesso costa molto più caro andare contro gli ordini o le leggi ingiuste che piegarsi ad esse. Allora è facile giustificarsi con l’obbedienza. Ma questo non rende giusti davanti a Dio.

Come mai tutti si scandalizzano del nazismo, chiedendosi come poteva la popolazione rimanere passiva di fronte a quello che accadeva, spesso giudicando quel che in realtà non conoscono, e quando tocca a noi, siamo passivi e complici?

Una mamma o un papà che deve decidere se sottoporre un figlio a un trattamento, solo per evitare che sia escluso da certi ambiti, è un buon genitore, se sceglie solo di evitare un sacrificio al figlio, oppure lo è se cerca di capire cosa sarà migliore per lui nel tempo, per tutta la vita e per l’eternità?

Ed è accettabile subire passivamente la minaccia di essere privati della potestà genitoriale?

Forse ci si è dimenticati anche che esiste la legittima difesa.

La fede della Chiesa dice che, in caso di necessità di scelta, posso privilegiare la protezione della vita mia, e DEVO privilegiare quella di un figlio, anche se fosse a scapito di quella di chi la minaccia.

“È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale: « Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita […]. E non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ». […] La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità”. (CCC 2264-2265)

E chi è più affidato alla responsabilità dell’autorità di un bambino, affidato ai propri genitori?

Quindi, per essere chiari, occorre ricordare, piaccia o no, che la vera fede ufficiale della Chiesa Cattolica, che non viene inventata di volta in volta da chi comanda, insegna che, se la vita di un figlio è minacciata, il genitore ha il dovere di difenderla anche a costo di sacrificare la vita dell’aggressore!

Il buon cristiano non è chi espone il figlio a un trattamento sperimentale, sperando che tutto vada bene, ma colui che fa tutto il possibile per difenderlo!

Chissà se nel mondo ci sono ancora veri cristiani…

E se il cristiano, o il cittadino, non ha la forza o la possibilità di opporsi all’autorità o alla legge ingiusta in modo diretto, deve farlo per quello che gli è possibile.

Se per esempio diventa evidente che uomini di Chiesa abusano delle prerogative che sono loro date per compiere la propria missione, è lecito e perfino doveroso non continuare ad alimentare quelle prerogative.

Se un parroco abusa del rispetto del silenzio in Chiesa per proclamare eresie dal pulpito, i fedeli, con rispetto ma con fermezza, devono intervenire e dire che non può parlare così.

Se una certa realtà ecclesiale usa il denaro per alimentare qualcosa di ingiusto, diventa giusto dirottare la propria decima (l’offerta fatta per la Chiesa) ai poveri, per non alimentare quella realtà ingiusta col proprio sostegno economico.

Se i cristiani fossero meno ingenui, tante cose sarebbero diverse…

Se le curie diocesane fossero invase di lettere di reclamo quando a San Pietro si offende la nostra fede, quando in Germania si benedicono le coppie che commettono pubblicamente peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, quando negli incontri di formazione a tutti i livelli si propongono teorie che niente hanno a che fare con la nostra fede o addirittura la contraddicono e offendono, e la lista non finirebbe più, forse non andrebbe tutto come sta andando.

Tutti invece accettano supinamente queste cose credendo che questo sia obbedienza. Non è certo l’obbedienza cristiana, che è anzitutto obbedienza a Dio!

Se la legge di Dio dice che l’omicidio volontario è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, qualunque azione che richieda l’omicidio per esser portata a termine deve essere rifiutata, anche se fosse comandata dalla suprema autorità! Perciò, i farmaci ottenuti anche attraverso l’uso di cellule estratte da bambini, che poi inevitabilmente sono morti per poter fornire quelle cellule, non sono e non saranno mai accettabili per nessuna obbedienza!

Chi obbedisce è complice come i soldati nazisti che sparavano ai prigionieri dei Lager. La colpa, davanti a Dio, non ricadeva solo sul capo che comandava l’esecuzione. E chi portava i prigionieri nel campo era complice anche se poi non era lui che li ammazzava.

Non possiamo ingannarci su queste cose, perché quando moriremo Gesù non lo ingannerà nessuno, e ci giudicherà con giustizia.

Se Gesù avesse obbedito ai Sommi Sacerdoti, o agli Scribi, o ai Farisei, o ai Dottori della Legge, non avrebbe compiuto la Sua Missione, e non ci avrebbe redento!

Se gli Apostoli avessero obbedito ai Capi dei Sacerdoti, non avrebbero annunciato Gesù, e noi non lo avremmo conosciuto!

Se Giuseppe avesse osservato la forma esteriore della Legge, senza obbedire all’Angelo di Dio, non avrebbe compiuto la Volontà di Dio!

Sarà questa la “potenza di inganno” di cui parla la Parola di Dio? L’inganno sul vero significato dell’obbedienza?

“E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno, perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità” (” Tess 2. 11-12). È l’obbedienza disordinata quella potenza con cui misteriosamente Dio permette che sia dato potere alla bestia? “Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato”. (Ap 13, 5-8).

Certamente, se l’obbedienza è vissuta nei confronti di chiunque sia rivestito di autorità, solo per il fatto che sta in quel ruolo, significa che l’obbedienza non è più a Dio, ma all’uomo. Allora è perfetto il quadro satanico: l’obbedienza è lo strumento per mettere l’uomo contro Dio. Lo strumento con cui satana vuole assoggettare l’umanità per sentirsi Dio. Non a caso tutto ciò è organizzato da lui, che pretende di dire a Dio: non serviam, non ti servirò!

Noi invece ci gloriamo di essere figli di Colei che ha generato il Creatore rispondendo al Suo invito: “Sia fatto di me secondo la Tua Parola”.

Preghiamo Gesù, la Santissima Vergine e tutti i Santi, che ci concedano dallo Spirito Santo il discernimento, per comprendere qual è la vera obbedienza che Dio ci chiede.

Chi è come Dio?

Amen.

Francesco d’Erasmo, Vice Parroco del Duomo di Tarquinia,

Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, 6 gennaio 2022, Solennità dell’Epifania del Signore.




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