“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”. (Gv 16, 12-15)
La vicenda di questi mesi, nel confronto tra la FSSPX e il Vaticano, risveglia la questione più importante della Chiesa dal Concilio Vaticano II in poi.
Esiste una Tradizione della Chiesa immutabile, o tutto può cambiare, come le cose del mondo?
Dalla risposta a questo quesito dipende tutta la confusione che ormai attanaglia la vita dei cattolici e quindi del mondo.
I rivoluzionari dicono che la Chiesa non può rimanere fossilizzata nelle cose del passato, perché sennò morirebbe. E quindi trattano tutto ciò che è Tradizione come un morboso attaccamento al passato, sintomo di una paura del nuovo e dell’ignoto, che inevitabilmente porta all’isolamento e quindi alla morte.
In nome dunque di questa presunta apertura al nuovo costoro predicano una necessità di adattare la Chiesa al mondo nel tempo e nello spazio: così come le abitudini umane cambiano di luogo in luogo, secondo le culture, e nel corso del tempo, con gli sviluppi delle capacità umane e le nuove consuetudini, la Chiesa dovrebbe necessariamente adattare il suo messaggio ai tempi e agli uomini che incontra nella sua strada per il mondo. Un po’ come dovrebbe fare un viandante, che, se non vuole vivere male il suo peregrinare, deve sapersi adattare ai contesti in cui volta per volta viene a trovarsi.
Per giustificare questa visione si prende pretesto dal fatto che Dio stesso si è fatto uomo per comunicare con noi. Si dice che se Dio stesso, l’Assoluto, incontenibile e indicibile, è stato così umile da farsi uomo finito e mortale, la Chiesa non deve aver paura di conformarsi a coloro ai quali si dirige.
E si usa spesso l’immagine dello sviluppo della persona umana dalla prima infanzia alla maturità, usata da San Paolo (1 Cor 13, 18) e poi ripresa da san Vincenzo da Lerino nel famoso “Commonitorium” («Commonitorium», 23,4).
Dalla parte opposta abbiamo coloro che difendono la impossibilità di cambiare alcunché per non tradire la vera identità della Chiesa.
Si trovano persone che parlano di tradimento della originale identità della Chiesa e sovrapposizione di inutili accessori in riferimento a qualunque cosa non corrisponda alla forma della presunta Chiesa primitiva.
È anzitutto interessante notare che in questa ultima categoria ritroviamo spesso i rivoluzionari: essi si sono appellati a un ritorno alla liturgia delle origini per togliere alla liturgia romana ogni segno di rispetto del Santissimo Sacramento, ogni evidente riferimento al Sacrificio espiatorio della Santa Messa, e ultimamente vogliono anche usare questo presunto ritorno alle origini per giustificare l’introduzione di donne all’ordine del diaconato, per poi aprire la strada al sacerdozio, oltre a voler separare l’esercizio della potestà di governo dall’Ordine sacro. E sono solo alcuni esempi.
Detto tra parentesi, comprendiamo da questi semplici fatti che i rivoluzionari sono inaffidabili: per loro il fine giustifica i mezzi, quindi le loro argomentazioni non sono tese a riconoscere la verità, ma a manipolare chi li ascolta.
D’altronde vediamo che davvero nella storia della Chiesa ci sono stati molti cambiamenti, e per questo stesso motivo, a causa della distanza storica, oltre al fatto che di molte epoche non abbiamo ricevuto una documentazione dettagliata di come i cambiamenti siano avvenuti, vediamo anche che la identificazione del cambiamento con un tradimento porterebbe a un vicolo cieco: nessuno può realmente ricostruire la situazione della Chiesa delle origini.
Quello che di fatto i rivoluzionari operano è un falso storico, imponendo una loro invenzione che rendono accettabile agli occhi dei semplici come più conforme alla identità originale della Chiesa.
Per esempio: il Tabernacolo al centro della Chiesa nelle chiese più antiche non esisteva.
Che pensare allora?
Altre volte però sono proprio gli stessi rivoluzionari a giustificare con l’abbondanza di cambiamenti del passato la presunta necessità di aprirsi a continui cambiamenti anche al presente, fino ad arrivare al concetto attuale di sinodalità come dimensione permanente. Si afferma da parte loro che la Chiesa dovrebbe essere pronta a seguire le ispirazioni dello Spirito Santo e rinnovarsi. La cosa grottesca è che poi i cambiamenti sono frutto dello Spirito Santo solamente quando corrispondono al progetto di determinate correnti di pensiero, vicine alle imposizioni dei potenti del mondo.
Sarà vealedunque che la Chiesa è un divenire continuo, che deve sempre essere disposto a trasformarsi?
Ovviamente no.
Eppure essa davvero è sempre stata protagonista di cambiamenti e innovazioni.
Ma allora?
L’esempio dello sviluppo del bambino fino alla maturità fatto da San Paolo e ripreso da Lerins (e molti altri), non fa altro che dare una immagine di quello che Gesù aveva già detto in modo chiarissimo.
È il vangelo di San Giovanni al capitolo 16, che ho citato all’inizio.
Gesù ha donato ai Suoi Apostoli lo Spirito Santo, promettendo che li avrebbe assistiti svelando quello che essi in quel momento non erano in grado di comprendere.
Ma Gesù ha detto, in quel medesimo momento, con totale chiarezza, che lo Spirito non avrebbe inventato qualcosa di diverso da quello che Gesù aveva già consegnato agli Apostoli. Lo Spirito Santo infatti avrebbe ripreso quel che è del Padre e di Gesù per darlo agli Apostoli.
Qui noi vediamo la perfetta spiegazione del mistero: quello che alcuni chiamano Tradizione vivente della Chiesa, ma che è vero solo se compreso secondo questa parola di Gesù.
In fondo si tratta solo del principio di non contraddizione: la novità che la Chiesa scopre, illuminata dallo Spirito Santo, non è mai in contraddizione, o in opposizione, a quello che Gesù ha insegnato. E nemmeno il nuovo Testamento è in contrasto col vecchio.
Così non ci può mai essere un magistero autentico della Chiesa, in un momento della Sua storia, o in un luogo o cultura che la Chiesa abbia incontrato, che si opponga a un altro magistero autentico della stessa Chiesa.
Per un motivo molto semplice: Dio non è un traditore. Dio è fedele e non inganna. Lo Spirito Santo non è una forza rivoluzionaria che ribalta l’insegnamento di Gesù, così come Gesù non ha ribaltato l’insegnamento dell’antica Legge o dei Profeti.
“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto”. (Mt 5, 17-20)
Come un buon genitore non può insegnare a un bimbo di 10 anni le cose che un adulto può affrontare a 50, ma pur non avendo insegnato tutto a quella età, comunica al figlio gli stessi principi che vive come adulto, anche se nel modo comprensibile a un bimbo, così il Signore permette che la Chiesa scopra mano mano sempre più profondamente quella unica Verità che già fu consegnata alla Santa Chiesa nel primo suo nascere intorno a Gesù.
Ecco che comprendiamo che la Comunione ricevuta sulla lingua è solo una maggiore consapevolezza della terribile gravità del rispetto dovuto a questo così sacro Sacramento. Non è quindi novità, e nemmeno decadenza, meno ancora tradimento: è solo maggiore consapevolezza di quello che la Chiesa aveva già e sempre creduto e trasmesso.
La meticolosa cura del rito tradizionale, ristabilito da san Pio V, non è una barocca maniacalità di forme esteriori, ma una ricca espressione della umile gratitudine della Santa Chiesa di fronte al Santo Sacrificio della Salvezza che alimenta la vita presente della Chiesa e del cristiano, così come ricevuto e trasmesso dagli Apostoli e dai loro successori.
La profonda consapevolezza della portata gravissima di responsabilità del governo della Chiesa che è propria della dignità episcopale, generata dalla Grazia di Dio attraverso il Sacramento dell’ordine, non è una strana novità del Concilio Vaticano II, ma la realtà già presente fin dalla fondazione della Chiesa da parte di Gesù, del fatto che Dio ha fondato la Chiesa agli Apostoli (Ef 2,20) e ha dato a Pietro il primato su di loro.
Perciò, come giustamente non possiamo evitare di riconoscere, tutto ciò che contraddice il magistero autentico è magistero falso. E il segno di autenticità più evidente di tutti è proprio quello che lo stesso Lerins ricorda: quello che nella Chiesa sempre e da tutti è stato creduto (Quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est. Commonitorium, 2)
Cosa significa questo principio, visto alla luce di tutte le osservazioni fatte?
La Chiesa ha ricevuto da Gesù quello che trasmette, e Gesù dona alla Santa Chiesa il Suo Spirito, che la guida alla Verità intera. Ovvero: quello che Gesù consegna alla Chiesa è come un seme, che piano piano si rivela cone germoglio, poi pianta, e infine produce frutti. Questi frutti non sono di natura diversa dal seme che era stato consegnato all’inizio, come se un seme di pero alla fine producesse mele. Ma le pere sono la piena manifestazione di quello che un pero è: un albero capace di produrre pere. Così la Santa Eucaristia istituita da Gesù non è stata trasformata dalla Chiesa in qualcosa di diverso, ma la Chiesa ha manifestato sempre più, nel suo modo di celebrare la Santa Messa, quello che della Santisima Eucarestia già da sempre era creduto.
Perciò la Chiesa trasmette da sempre lo stesso deposito della fede, cioè la fede ricevuta da Dio stesso, nella persona del Figlio, Gesù Cristo.
Le cose che in questo deposito prima erano solo implicite, mano mano sono diventate sempre più esplicite.
Poi ci sono ancora aspetti che rimangono misteriosi, finché non siano svelati pienamente.
Come la concreta realizzazione della battaglia finale descritta nei brani escatologici della Scrittura, e interpretata in modo iniziale dal Catechismo della Chiesa Cattolica nei paragrafi 675 e seguenti. Si sa cosa avverrà, ma non esattamente come e quando.
Ecco però che ora comprendiamo cosa significa il vero concetto di Tradizione vivente: lo sviluppo coerente di quello che la Chiesa crede, come manifestazione sempre maggiore, e non come mutazione di contenuto o identità.
Il povero cardinale Ratzinger, e poi papa Benedetto XVI, nel contesto di questa grande confusione, ha spesso usato un termine tecnico, per il quale è stato combattuto dai rivoluzionari e da alcuni “tradizionalisti”: analogia fidei.
Questa espressione non dice altro che quello che ho spiegato fin qui: il vero magistero della Chiesa non si contraddice, così come non contraddice la Scrittura, e nemmeno esiste contraddizione interna alla Scrittura stessa. Questo viene spiegato dal Catechismo della Chiesa Cattolica proprio in tutta la sua prima parte. Tutti sanno che è stato proprio il cardinale Ratzinger a comporre la redazione di quel testo.
Se pertanto appare a un certo punto un contenuto nuovo, e che addirittura viene presentato come magistero autentico, ma che in realtà è evidentemente in opposizione a tutto il magistero autentico precedente, comprendiamo chiaramente che si tratta di un inganno. Come nel caso di Amoris Laetitia, nella sua interpretazione ufficiale prodotta dalla regione pastorale di Buenos Aires e pubblicata negli Acta Apostolicae Sedis, o come nel caso di Fiducia Supplicans, che sono documenti che riguardano la pastorale e la morale. Ma questo inganno accade anche nel testo Traditionis Custodes, che riguarda la liturgia.
Le novità in essi contenute, pur essendo dichiarate da qualcuno magistero autentico, non lo sono, proprio perché contraddicono tutto il magistero autentico precedente. Nel caso Traditionis Custodes lo stridore è poi molto rumoroso, perché pochissimo tempo prima il documento di papa Benedetto Summorum Pontificum aveva già mostrato la totale impossibilità di afferare e imporre quello che Tratitionis Custodes pretende appunto di imporre.
Perciò, chi dichiara l’autenticità di tale magistero mente. E come dice Gesù, dai frutti riconoscerete l’albero. In questi casi dobbiamo guardarci da tali falsi profeti.
Certo, dal punto di vista pratico, anche nei regimi tirannici del mondo quello che non è lecito può diventare legge, perché viene imposto con la forza.
Ma la forza non è mai stata e mai sarà il criterio della Verità.
Diverso è il caso di testi che possono essere problematiccheo che dai frutti riconosciamo abbiano prodotto confusione nella Chiesa, ma che non negano direttamente la fede trasmessa sempre dalla Chiesa. Questi devono essere interpretati in accordo con il magistero costante della Chiesa, secondo il principio della analogia fidei, cioè appunto della coerenza di quello che Dio vuole che crediamo.
Per la sua costante insistenza su questo, chiamata ermeneutica della continuità, Benedetto XVI è tanto odiato. Dai rivoluzionari, perché rende vano il loro tentativo sovversivo. Dai “tradizionalisti”, perché lo accusano di complicità con il piano rivoluzionario.
Questo dovere di interpretazione del magistero in continuità con la Tradizione vera della Chiesa, non impedisce di essere critici, e eventualmente riflettere sulla necessità di correggere formulazioni non dogmatiche, anche se espresse dalla massima autorità della Chiesa, qualora il loro modo di incidere sulla fede dei credenti li allontani da quello che la Chiesa ha sempre proclamato.
Anche mons. Schneider ha recentemente ricordato che molti testi non dogmatici del Concilio Vaticano II richiedono evidentemente una correzione, e che questa non è una sua visione personale, ma il sentire di una parte significativa dell’episcopato mondiale, che non si esprime apertamente al riguardo solo per paura delle ritorsioni purtroppo molto frequenti.
Addirittura ci sono situazioni in cui è doveroso avvertire i fedeli, quando dei pronunciamenti ecclesiastici inducano di fatto in errore o al peccato, quand’anche fossero espressi da persone che hanno i massimi gradi della gerarchia ecclesiastica.
È la Santa Chiesa che definisce questo diritto e/o dovere nella sua legge canonica: CJC 212.
Perché in fondo, mettendo in discussione un determinato pronunciamento che si presenta come magistero della Chiesa, non si sta negando la fede della Chiesa, ma la si sta proprio difendendo.
Certamente difendere un articolo della fede non potrà mai portate a negarne un altro. Se così fosse, ci renderemmo conto che c’è qualcosa che non va.
Questo purtroppo è un altro problema emerso recentemente e che mi sono permesso di denunciare, sempre riguardo alle vicende che coinvolgono la FSSPX.
Dobbiamo difendere allora la Tradizione? Certo, ma tutta intera!
La Tradizione significa che tutto rimane sempre uguale?
No: ci può essere qualcosa che manifesta meglio la stessa fede di prima.
Si può tornare indietro? Se ci fossero dei cambiamenti che non corrispondono più alla fede di prima, significa che sono stati degli errori, non un vero sviluppo della fede, e bisogna allora correggerli, come sempre è avvenuto nella Chiesa nel caso delle eresie. Ma questa correzione non è tornare indietro, è rifiutare ciò che in verità non appartiene alla fede della Chiesa.
Quindi essere tradizionali veramente significa essere più vicini alla fede delle origini? Sì e no: essere tradizionali veramente significa che la fede è sempre la stessa, anche se manifesta sempre meglio il suo contenuto; ma tornare indietro nel tempo significa disprezzare quello che lo Spirito Santo ha mostrato alla Chiesa, perciò tornare indietro rispetto allo sviluppo autentico della Chiesa è un tradimento, non fedeltà alla tradizione.
Facciamo qualche esempio: togliere solennità alla celebrazione della Santa Messa, togliere il tabernacolo dal centro della Chiesa, girare il sacerdote che celebra verso il popolo, distribuire la Comunione sulla mano, sono tutti tradimenti, non un ritorno alle origini.
Negare la verità della unione inscinsibile tra potestà di governo e ordine sacro, non è fedeltà alla tradizione, è tradimento.
Così la negazione, più o meno teorica o pratica (magari solo mettendo le donne a servire all’altare, a dare la Comunione o leggere a Messa), del documento con cui Giovanni Paolo II ricordò che la Chiesa non ha la potestà di conferire il sacerdozio alle donne, oppure negare il legame riconosciuto tra sacerdozio e celibato, ono tutti falsi sviluppi, che alterano il deposito della fede, non lo sviluppano. Sono veri tradimenti.
Gesù non ha detto: lo Spirito ha in serbo delle sorprese, che saranno così meravigliose, che dovrete chiedervi se conosce il Padre e il Figlio.
Purtroppo negli ultimi anni si è sentito spesso questa espressione manipolatoria: le sorprese dello Spirito Santo.
Gesù ha detto che lo Spirito prenderà quello che è Suo e del Padre e ce lo annunzierà.
Allora ci farà capire meglio quello che ci ha insegnato fin dall’inizio, non ci spingerà a buttarlo via per fare qualcosa di diverso.
Da questo sappiamo che è lo spirito del Signore, e non dell’anticristo.
Infatti gli Apostoli nella Scrittura ci avvertono che l’anticristo negherà Gesù venuto nella carne.
“Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora”. (1Gv 2, 18)
1Giovanni 2,22
“Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio”. (1Gv 2, 22)
1Giovanni 4,3
“Ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo”. (1Gv 4, 3)
2Giovanni 7
“Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo!” (2 Gv 1, 7)
Gesù diceva: non commettere adulterio: l’anticristo ci sta dicendo che non c’è niente di male, anzi gli adulteri impenitenti possono fare la Comunione. Gesù ci dice attraverso l’Apostolo che non possiamo vivere nell’impudicizia: l’anicristo esorta i sacerdoti a benedire le unioni che sono fuori dalla legge di Dio o che addirittura gridano vendetta al cospetto di Dio. È chiaro che siamo in tempi apocalittici. Sempre meno persone costituite in autorità nella Chiesa hanno il coraggio di denunciare un falso “magistero autentico”, che viene imposto con la forza coercitiva e non con argomenti di verità.
Il Signore ci aiuti a rimanere sempre fedeli al vero Spirito Santo, e così avere la pienezza della Vita, che Gesù ha promesso a chi sarà fedele fino alla fine.
Chi fa la Volontà del Padre rimane in Gesù, e Gesù in lui. (Gv 15)
Don Francesco d’Erasmo,
Sacerdote cattolico
Fatima, 3 maggio 2026, Dominica IV post Pascha
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