Fermo restando quello che ho pubblicato recentemente, sulla piena validità dei sacramenti che sono amministrati nella Chiesa Cattolica fuori dalla FSSPX, e della piena efficacia di “segni efficaci della Grazia di Dio “, che continuano a esercitare, perché tale grazia viene da Dio e non dall’uomo, e, come definito infallibilmente dal Concilio di Trento, tale efficacia non dipende dalle disposizioni soggettive del ministro, e convinto della scorrettezza delle argomentazioni portate dalla FSSPX a favore del proprio potere di amministrare le Ordinazioni episcopali senza incorrere in pene canoniche previste dal diritto – vedo invece l’evidenza della pretesa ridicola di scomunicare la FSSPX da parte di un uomo che, essendo impenitente di abominevoli pubblicazioni, se fossimo in presenza di un governo cattolico della Chiesa universale, non potrebbe nemmeno esercitare il sacerdozio in pubblico, per il grave scandalo che produce, ovvero colui che si presenta a capo dell’ex-Sant’Uffizio.
Qui è il problema: non tanto presunte giustificazioni da dare a tali personaggi, ma riconoscere che è Dio quello che ci giudica, e il nostro agire deve essere corretto sempre, come di fronte al tribunale divino, indipendentemente che sul trono di Pietro sieda Giuda, o Pietro, o nessuno.
Non è il Papa il giudice ultimo dei nostri atti, ma Dio. Senza timor di Dio anche il giusto rispetto dell’Autorità pontificia diventa disordinato.
Non mi stanco di ripetere: la questione del momento presente è solo una: la fede!
Se si deve dire che Tucho non ha diritto di aprire bocca, lo dobbiamo dire senza giri di parole, e senza presentare argomenti che eventualmente possano essere da lui accolti.
Se riconosciamo che la Santa Sede deturpa il ruolo di Pietro accettando come valide le ordinazioni di vescovi decise dal Partito Comunista Cinese, dobbiamo farlo con semplicità e chiarezza, perché è vero. È pura simonia.
Se dobbiamo denunciare l’abominio della pagliacciata della ridicola inglese vestita da carnevale a fingere di impartire benedizioni in Vaticano, lo dobbiamo fare con fermezza e forza.
Non dobbiamo sentirci in dovere di giustificare la testimonianza della Verità.
Dobbiamo solo aderirvi e testimoniarla.
“Et iustificata est sapientia a filiis suis” (Mt 11, 19)
La Verità infatti è riconosciuta da coloro che le appartengono.
Don Francesco d’Erasmo,
Sacerdote Cattolico
29 aprile 2026
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